Definizione del disturbo
Il reflusso gastroesofageo è una condizione caratterizzata dalla risalita del contenuto gastrico nell’esofago, dovuta a un’alterazione della funzione dello sfintere esofageo inferiore.
Il paziente riferisce bruciore retrosternale, rigurgito acido, sensazione di nodo in gola, tosse secca o raucedine, soprattutto dopo i pasti o in posizione supina. Oltre ai fattori alimentari e gastrici, il reflusso è influenzato da elementi meccanici e posturali: tensioni diaframmatiche, rigidità toraciche, compressioni addominali e alterazioni della mobilità
viscerale possono favorire la risalita acida.
Trattamento fisioterapico e osteopatico
L’approccio osteopatico al reflusso si concentra sulla normalizzazione delle pressioni addominali e toraciche. Il diaframma rappresenta una struttura chiave: tensioni o restrizioni della sua mobilità possono alterare il funzionamento dello sfintere esofageo. Attraverso tecniche manuali specifiche si lavora sulla mobilità diaframmatica, sullo stomaco e sulle
connessioni fasciali esofagee. Viene inoltre trattata la colonna dorsale, spesso rigida nei pazienti con reflusso, e la postura globale, che può aumentare la pressione addominale.
Il trattamento non sostituisce la terapia medica, ma ne integra gli effetti riducendo la componente meccanico-funzionale del disturbo.
Trattamento medico
La gestione medica del reflusso prevede modifiche alimentari e comportamentali associate a terapia farmacologica, principalmente con inibitori di pompa protonica, che riducono la
produzione acida gastrica. Nei casi più severi vengono eseguiti esami diagnostici come gastroscopia o pH-metria esofagea. Raramente si ricorre alla chirurgia antireflusso, indicata nei quadri refrattari.
Errori da evitare
Coricarsi subito dopo i pasti, abusare di farmaci senza controllo medico o trascurare la componente posturale può mantenere la sintomatologia nel tempo.